La SAFI è un'opera apostolica della Prelatura dell'Opus Dei promossa da fedeli dell'Opus Dei e cooperatori, assieme ad altre persone, e gode della garanzia morale della Prelatura, che si incarica di tutto ciò che riguarda il loro orientamento cristiano. È un'iniziativa di carattere civile, senza scopo di lucro e con una finalità apostolica e di servizio.
Fra le altre opere apostoliche vi sono istituzioni educative e assistenziali, come scuole, università, centri di promozione della donna, ambulatori medici in zone sottosviluppate, scuole per contadini, istituti di formazione professionale, residenze per studenti, centri culturali, ecc. La Prelatura non si occupa di imprese commerciali o politiche, né di alcuna attività che abbia fine di lucro.
La responsabilità piena della titolarità e della gestione della SAFI appartiene alla proprietaria Associazione Centro ELIS e all'ente gestore, Cedel - cooperativa sociale educativa ELIS in collaborazione con il Consel - Consorzio ELIS.
San Josemaría Escrivá, fondatore dell'Opus Dei, su incarico del Beato Giovanni XXIII, invitò i suoi figli spirituali a far sorgere un centro internazionale per la gioventù lavoratrice che Paolo VI inaugurò nel 1965. I successori del fondatore a capo dell'Opus Dei hanno continuato a incoraggiare lo sviluppo di attività educative della SAFI, visitandola spesso.
In occasione del 40° anniversario dell'inaugurazione, il 20 novembre 2005, il Prelato Mons. Javier Echevarría ha celebrato la Santa Messa nella attigua parrocchia di San Giovanni Battista in Collatino e ha dialogato con tremila persone sotto un tendone sul campo di calcio in un incontro di catechesi.
Nella SAFI vivono numerarie e numerarie ausiliari della Prelatura dell'Opus Dei che si occupano anche dell'amministrazione domestica della Residenza Centro ELIS. Una numeraria ausiliare francese si autodefinisce, in una videointervista, "una donna cristiana, una persona dell’Opus Dei che vive il celibato e che cerca di porre gli altri (la propria famiglia, i clienti, gli amici) al centro del proprio lavoro – nel mio caso, il settore alberghiero- e in questo modo vuole servire Dio, conoscerlo e amarlo". Una numeraria africana racconta in un'intervista filmata (prima e seconda parte) come ha conosciuto l'Opera e come ha capito che, attraverso la propria vocazione, poteva dare un contributo importante al miglioramento della condizione della donna in Africa.